SALZANO ‘ALLA BOTTEGHETTA’, 8 MARZO 2015, incontro organizzato da SPIGAS, BOTTEGHETTA E LEGAMBIENTE.

Chiaro , Emanuele non sta girando l’Italia per parlare di se, preferisce non mettere la propria persona davanti a Terre di Palike, il progetto per il quale conta di raccogliere l’anima e le braccia di molti.

Forse il suo idealismo è talmente grande da pensare che tutti siamo fatti così, capaci di vivere per i nostri ideali profondi, pagandone il prezzo.

E così si stupisce quasi alla domanda, praticamente scontata ‘ma chi te lo fa fare?’ non riuscendo a concepire alternative dignitose per un uomo che si senta tale.

Credere nella possibilità di rendere il mondo migliore, può spingere un trentenne siculo a vendere tutto quanto possiede per acquistare cinque ettari di terreno nella valle del Cimeto, in provincia di Catania, dove coltivare la terra così come gli avi gli hanno insegnato, con passione e secondo natura.

Fin da subito qualcuno cerca di dissuaderlo, nel giro di pochi giorni gli scaricano intorno camion di pneumatici , se va avanti così la zona diventa una discarica. Coinvolgendo gli altri proprietari chiude la strada, dando a ciascuno la chiave per poter accedere al proprio terreno.

Eh no, il picciotto ha alzato troppo la testa e si passa alle intimidazioni uccidendogli le poche pecore acquistate al posto del diserbante, perché neppure i nonni usavano la chimica.

“Ho trascorso tutta la notte da solo, in campagna facendo un enorme falò dove ho bruciato anche le pecore, ho urlato, da lì qualcosa mi è scattato dentro. Ho preso la decisione di restare, di non scappare”

Non ci sono dubbi Emanuele, non si può parlare del tuo progetto di comunità rurale, di agricoltura naturale e di economia di relazione, trascurando quel brivido che corre veloce tra le schiene dei presenti, mentre racconti questo passaggio chiave, il momento in cui quel fuoco hai deciso di saltarlo, anziché tirarti prudentemente indietro, come avremmo fatto in molti al tuo posto.

Lasciarti solo in questa scelta sarebbe un assurdo spreco di energia, il tuo “antimafia del fare” avrà senso se noi  gruppi di acquisto  sapremo sostenere le fatiche di voi contadini-custodi, gli unici in grado di preservare il territorio stuprato dagli interessi economici delle multinazionali. A chi gli ha offerto protezione dalla mafia, pagando il famoso pizzo, Emanuele ha risposto: “ L’unico modo per essere mio amico è prendere la zappa e lavorare con me”.

Ciro, pelle olivastra e  lunghi capelli neri di quelli che qui al nord praticamente non li trovi, prima di lavorare con Emanuele, costruiva orti in città ad Augusta , città di raffinerie dove la gente ancora muore di ‘petrolchimico’.  Anche nel sangue di Ciro scorre la voglia di far incontrare la campagna e la città, organizzando il vecchio mercatino rionale là dove hanno voluto sostituire il vivo tessuto cittadino di un tempo con bar, banche e boutiques.

E’ forse un sogno pensare di riprenderci l’acqua, l’aria e la terra? Forse ormai sì, ma allora per dirla come l’autore de ‘Il piccolo principe’ …facciamo della nostra vita un sogno e di un sogno, una realtà, come i nostri due amici, insieme ad altri hanno già saputo fare.

Articolo di Roberta Cazzin – foto a cura di Carlo Baio